E te ne stai ancora in attesa che qualcosa accada???

E dopo aver iniziato a seminare e fatto il primo passo verso l’abbondanza, eccomi con un nuovo interrogativo: hai cercato dentro ma anche fuori di te la condizione che ti farà cambiare la vita?

Mi rifaccio alla terza regola:”Se ora non hai Buona Fortuna potrebbe essere dovuto al fatto che le circostanze sono quelle di sempre. Perché giunga la Buona Fortuna, bisogna creare circostanze nuove” (“Fortunati si diventa” A.R. Celma – F.Trias de Bes).

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Ok mi dirai che ogni giorno ti metti in moto e cerchi costantemente quel colpo di genio che ti farà svoltare… Ma ne sei certo che tutti i giorni ti “inventi” qualcosa di nuovo? O piuttosto che quotidianamente ripeti le stesse cose e soprattutto rifai gli stessi pensieri? Io ci sono passato e ti assicuro che mi sembrava di cercare sempre qualcosa di nuovo ma in realtà partivo da un concetto di fondo sbagliato: se il mio primo pensiero al risveglio era negativo (e mi capitava spesso…) tutta la giornata andava nel verso sbagliato.

Oggi ho svoltato: prova a pensare alla successione PENSIERO – PAROLA – AZIONE. Che ne dici? Sono messe nella sequenza corretta? O secondo te c’è qualcosa da invertire? E cosa c’entra con la terza regola?

Beh permettimi di fare il maestrino… Cosa diceva Albert Einsten? “Non possiamo pretendere che le cose cambino se continuiamo a fare le stesse cose” E per fare cose diverse cosa bisogna fare? Prima di tutto pensarle, quindi un pensiero positivo aiuta a formulare concetti nuovi e alternativi che portano a sperimentare circostanze nuove. Et Voilà il gioco è fatto!

La fai facile tu (questo è sicuramente il tuo pensiero in questo momento…) Vero, è molto facile: basta volerlo! Tutto ha inizio nel nostro cervello (ricordate Ippocrate nel post precedente???). Prima della svolta, continuavo a dirmi che dovevo rimettere in moto il mio corpo e tornare alla tonicità di un tempo (del resto se stiamo bene fisicamente possiamo tutto!!) ma lo trovavo difficile alzarsi alle 6 del mattino per fare attività fisica ed essere pronto per l’orario di ufficio… Poi un bel giorno mi sono deciso e da allora tutte le mattine, cascasse il mondo, faccio i miei esercizi per il risveglio muscolare, ed ogni settimana aumento di un 10% una delle attività perché è doveroso avere un limite da superare (quando riesci a superarlo ti senti un dio… ) E sta andando alla grande, tanto che mi sto preparando addirittura per una prova di Triathlon sprint… Ma è partito tutto dalla testa e di conseguenza le circostanze si sono create in automatico

Quindi partiamo con il formulare dei pensieri positivi, Sempre! E facciamo sì che i nostri pensieri sviluppino circostanze sempre nuove e creative. E torniamo a sorridere

Vi lascio con il mio mantra: “Apri il tuo sorriso e sii contagioso. Rispetta il tuo essere vero e fai sì che il tuo prossimo si realizzi attraverso te” (A. Gusmini)

P.S. Hai per caso contato i “non” che ho scritto????

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Ma tu hai iniziato a fare il primo passo?

C’è una frase famosa di Laozi che cita: “Ogni lungo viaggio inizia con il primo passo” e questa citazione (che in molti hanno modificato e/o abbellito per renderla più consona al momento e al bisogno) io l’ho messa nella mia testa bacata prima di quella che mio figlio ha coniato una sera in cui siamo usciti a correre insieme (lui 16 anni io 47…): “Non mollare pà…“.

Che connubio!!!! Inizia a fare il primo passo e non mollare… Fino alla fine, fino a quando hai raggiunto il tuo obiettivo per poi riproporne uno nuovo! (“Ogni limite esiste per essere superato” cit.)

Primo passo e non mollare

Nel mio post precedente chiedevo se avessimo iniziato a seminare; riparto da quella frase del libro per riproporti la seconda regola:”Molti sono coloro che vogliono avere Buona Fortuna, ma pochi quelli che decidono di andare a cercarla” (“Fortunati si diventa” A.R. Celma – F.Trias de Bes).

E ci siamo… Chi sta con le chiappe ferme sulla sedia, difficilmente riuscirà a sperimentare cose nuove e soprattutto meravigliarsi di quanto l’Universo ci possa riservare. La nostra zona di comfort è troppo comoda per pensare di stravolgere la situazione, ma siamo i primi a lamentarci quando le cose vanno nella maniera opposta a quella che ci aspettiamo. E allora?!?! Quando deciderai di muovere il primo passo verso l’ignoto che ti potrà riservare esperienze straordinarie, novità incredibili, incontri speciali?

Se aspettiamo che tutta l’abbondanza del mondo arrivi a bussare alla nostra porta senza fare il benché minimo sforzo per ottenerla, diventa difficile; quasi impossibile direi.

E allora iniziamo a far lavorare il nostro cervello (perché è da li che parte il tutto… Ippocrate:”Dal cervello, e dal cervello solo, sorgono i piaceri, le gioie, le risate e le facezie così come il dolore, il dispiacere, la sofferenza e le lacrime. Il cervello è anche la dimora della follia e del delirio, delle paure e dei terrori che ci assalgono di notte o di giorno”)

Io ho iniziato a pensare nella direzione di quello che voglio ottenere (leggi post precedente sulla semina…). E penso in funzione che il tutto arrivi nei tempi e nelle modalità che io mi sono prefissato senza arrecare danno a chi mi sta vicino.

C’è ancora un piccolo aspetto da considerare; ma sarà l’apertura del mio prossimo articolo…

La vita è una favola? … ma anche sì!

Pochi giorni fa sono incappato nella lettura dell’estratto di un libro che ha colpito molto la mia attenzione ed ha suscitato in me un senso di “effervescenza” che mi era fino ad allora sconosciuto.

Ogni momento è propizio per scoprire le favole; a qualsiasi età, ve lo posso garantire! Quanti di voi, per esempio, hanno visto il film Kung Fu Panda sbellicandosi dalle risate e nulla più? Se invece andate a rivedere lo stesso film con occhi diversi, vi accorgereste che alcune frasi che sono pronunciate all’interno del film hanno qualcosa di magico, di straordinario, di rivoluzionario (tant’è che alcune di quelle frasi sono diventate citazioni che spesso vengono richiamate in corsi di formazione).

Il libro in questione è “Fortunati si diventa” (A.R.Celma – F.Trias de Bes); cito testualmente la prima regola: “La Fortuna non dura a lungo, perché non dipende da te. La Buona Fortuna è creata da te, e per questo dura per sempreColtivare il proprio futuro

Verità assoluta… Se sei inconsapevole del fatto che tutto ciò che stai creando nella tua vita ti ritornerà in “frutti” a tempo debito, allora stai perdendo tempo! O forse stai perdendo l’opportunità di creare la vita che desideri per ottenere i frutti che vorresti. Accidenti: ma ci rendiamo conto che talvolta sprechiamo il nostro tempo a rincorrere chimere che hanno la durata di un respiro e ci lamentiamo costantemente di ciò che ci manca veramente?

Io sto coltivando il mio piccolo orticello, nella fattispecie quello delle relazioni. Già perché ognuno ha il proprio orticello da coltivare! E quale sarebbe il tuo? Io sono convinto che il tutto parte dalla conoscenza della nostra biostruttura: inutile continuare ad insistere sugli aspetti che sono a noi più facili da affrontare e lasciar perdere quelli che invece potrebbero fare la nostra fortuna (non solo economica) perché li reputiamo inadatti al nostro modo di fare e di essere.

Essere se stessi diventa quindi il corollario all’assioma della prima regola. Anzi, ne diventa la “condicio sine qua non” affinché si possa manifestare il frutto della semina. Le cose accadono perché siamo noi che vogliamo che accadano. Noi siamo i creatori della nostra vita, nel bene e nel male. E tu cosa ti aspetti di ricevere da ciò che stai seminando?

Quando i sogni si guardano in faccia

Uno specchio. Già: basta uno specchio per capire chi veramente siamo e dove vogliamo andare.

C’è una parola molto utilizzata ma di cui spesso non conosciamo il vero significato: RISPETTO, ossia “guardare indietro”. E chi meglio di uno specchio riesce a farti “guardare indietro“? Lo specchio rimanda l’immagine di te che stai di fronte e ti obbliga a fare considerazioni che in certi momenti hai paura di fare. O forse più che paura è solo voglia di guardare oltre a quell’immagine che vedi e di cui spesso ti chiedi chi è veramente.

Specchio gatto

Dovremmo confrontarci più frequentemente con noi stessi, lasciando cadere quelle maschere sociali che in molte occasioni siamo obbligati ad indossare per far sì che gli altri ci giudichino per quello che vogliamo essere giudicati.

Ogni mattina ci guardiamo nello specchio e vediamo una faccia sempre nuova, ma non ne sappiamo apprezzare le differenze rispetto al giorno prima. Ogni giorno creiamo una realtà diversa e ogni volta siamo chiamati a combattere con le nostre paure e con la reticenza al cambiamento. E’ vero che la nostra biostruttura ha delineato i tratti forti del nostro temperamento, ma è anche vero che proprio i punti meno forti del nostro essere, possono essere fortificati a dismisura per renderci veramente  delle persone felici ed estremamente consapevoli delle nostre potenzialità.

Come dice un noto formatore: “Le cose accadono per te, non a te” (D. Malaguti). E’ il principio della proattività!

Allora iniziamo a guardare i sogni in faccia e torniamo ad essere felici; costa poco ma ha grandissimi effetti positivi su tutto il nostro stato di benessere. Lasciamo andare il passato, guardiamo in faccia il futuro e lasciamoci trasportare da questo vento di rinnovamento che mai come in questo momento sta soffiando in poppa al nostro miglioramento. Be Human!

Chi voglio essere?

Mi sono imbattuto poco tempo fa in un video del TED di una filosofa sul potere delle decisioni difficili 

Ho iniziato a sperimentare e ad analizzare alcuni concetti che in questi ultimi periodi stanno accompagnando la mia vita personale e professionale. Ruth Chang (il nome della filosofa) arriva a parlare di dualità, di tre o di quattro alternative sulle quali basare le nostre scelte. Vi invito a guardare il video con occhi distaccati.

Partiamo da due concetti base: la definizione di VALORI e la nostra BIOSTRUTTURA. Cosa c’entrano queste due entità apparentemente così diverse? La biostruttura è nostra a prescindere da qualsiasi intervento esterno (vedi condizionamenti da educazione, religione, ecc.) e le risposte a tutte le sollecitazioni che ci pervengono dall’esterno, sono regolate proprio dalla biostruttura. Nella nostra vita, però, abbiamo anche stabilito dei valori ai quali attenerci (la correttezza o meno di questi valori non è giudicabile a priori dall’esterno).

Domanda_1Di fronte a delle decisioni difficili (ma non solo) il nostro Io si mette in moto affinché la strada che decidiamo di percorrere possa essere in armonia con i nostri valori ma che risponde alla nostra biostruttura. E qualora i valori in gioco si trovano sulla stessa linea (parità di valori) ecco che entra in gioco prepotentemente la nostra biostruttura, e indirizza le nostre scelte verso la decisione ritenuta più consona.

La scelta più grande che spesso ci troviamo a soppesare è: “Chi voglio essere?“. Ecco che il nostro “potere normativo” ci guida in questa scelta difficile, a creare motivi per noi stessi per trasformarci.

Nel libro 1 della trilogia “Conversazioni con Dio” di N.D.Walsch, ad un certo punto è riportato questo concetto: “Se non mi dirigo verso l’interiorità non vado in nessun posto

Allora iniziamo a guardarci profondamente dentro di noi, a capire quale è la nostra biostruttura, a verificare e scrivere nero su bianco quali sono i valori che muovono il nostro essere. E ricordiamoci che non esistono coincidenze: siamo noi i creatori della nostra realtà. Dobbiamo esserne consapevoli.

Formazione e Educazione: le nuove sfide nell’era del Knowledge Working

In più di una occasione ho ribadito quanto sia importante la sfida della nuova era del Knowledge Working.

Ci siamo ormai lasciati alle spalle l’età industriale dove il paradigma di fondo era “produrre” indipendentemente da tutto e da tutti. Il fine ultimo era quello di generare un prodotto per essere venduto e si sprecavano le sedute di formazione sulle tecniche di vendita, sul venditore ideale, ecc.

Oggi la parola d’ordine è condivisione; non basta avere il prodotto, non basta avere la rete di vendita e neppure il venditore ideale: oggi è necessario disporre di un “perché”  forte che deve essere alla base del “come” vendere “cosa”.

E in tutto questo cosa c’entra la condivisione? E la formazione? E l’educazione? Educazione=Futuro

Già… Il paradigma fondante della mia nuova prospettiva è che occorre educare ogni singolo elemento di ogni realtà aziendale (sia essa di produzione o di servizi) a sostenere programmi formativi basati sulla migliore conoscenza di se stessi condividendo le emozioni che hanno condotto ognuno di noi a costruirci la vita che abbiamo

In rare occasioni si assiste alla condivisione da parte del management dei programmi aziendali; il più delle volte questi vengono imposti alle maestranze e conseguentemente applicati sistemi competitivi per raggiungere gli obiettivi prefissati. E come spesso accade, la competizione isola ogni singolo elemento aziendale perché imprigionato nella folle corsa al risultato ad ogni costo.

Ecco quindi che educazione, formazione e condivisione sono elementi fondamentali per il futuro delle aziende che hanno deciso di pensare al proprio futuro in maniera diversa, in maniera più proattiva, in maniera “nuova”.

Si legge spesso che le aziende devono innovare, devono allearsi per competere, che devono guardare al futuro con occhi diversi e speranzosi.

Ma se non hanno definito un “perché” vero, fondante, caratterizzante il futuro della loro azienda, si troveranno sempre nella difficoltà del momento con l’aggravante che sarà sempre peggio perché la concorrenza sta muovendo i suoi passi e sono sempre di più gli imprenditori illuminati che vedono la potenzialità dei propri collaboratori e li coinvolgono nel processo aziendale.

Io vinco, tu vinci

In uno dei miei post precedenti, facevo riferimento all’importanza delle relazioni. In questi giorni, mi sono imbattuto in una discussione su LinkedIn che ho trovato quanto mai pertinente con quanto avevo scritto: ” Le persone fanno affari con le persone perché SCELGONO, non perché devono. Possiamo sempre trovare altri che fanno la stessa cosa o vendono lo stesso prodotto; è il legame personale che fa la differenza” (cit.).Fare affari per Scelta

Riuscire ad entrare in contatto con chi ci sta di fronte, capirne per quanto possibile ragioni, emozioni e sentimenti, risulta essere un metodo di notevole efficacia nell’ambito delle vendite. Ma prima di tutto, occorre essere AUTENTICI! Essere se stessi in tutte le occasioni, fa sì che quando hai un prodotto o un servizio da proporre, non avrai difficoltà ad “aprire la porta” del tuo interlocutore e portarlo a conoscenza di quello che gli vuoi offrire.

Spesso, ci vengono insegnate “tecniche di vendita” standardizzando un metodo comune: ma così non funziona più! Il cliente è SOPRATTUTTO un INDIVIDUO con caratteristiche del tutto specifiche e personali. Più che venditori oggi occorre diventare consulenti (non a caso alcune grandi aziende chiamano i loro venditori “consulenti della vendita”) perché diventa fondamentale conoscere gli atteggiamenti che portano il cliente ad acquistare o meno il nostro prodotto/servizio. Ma prima di tutto occorre essere “se stessi” sempre e comunque.

Chi abbiamo di fronte, percepisce immediatamente se facciamo delle forzature a noi stessi solo per indurre all’acquisto! Questo è uno dei motivi per cui l’80% dei tentativi di vendita non va a buon fine: non siamo autentici! Non entriamo in “empatia” con chi abbiamo di fronte!

Una volta mi insegnarono a “creare” il fabbisogno nel cliente per poi andare a soddisfarlo. Si trattava di prodotti altamente tecnologici, beninteso. Adesso che propongo servizi, mi ritrovo sempre più coinvolto in questa affermazione tanto da negarla: più che creare il fabbisogno, occorre “comprendere” chi abbiamo di fronte, capire cosa vuole o cosa gli serve veramente e di conseguenza dar fondo alla nostra autenticità per dimostrare che il nostro fine non è la mera vendita di un qualcosa, ma che sto trasmettendo la mia energia e sto facendo partecipe dei miei successi anche chi mi sta di fronte.

In fondo, il paradigma “io vinco, tu vinci” è l’unico in grado di soddisfare entrambi i bisogni di acquisto e di vendita.